Finalmente una bella
notizia che dovrebbe prendere, almeno nel cuore di ciascuno, quel primo
posto che stampa e televisione le negano.
Certo, la scena è occupata dalle elezioni italiane ancora in
corso e dal cambio di guardia all’Eliseo con conseguente, speriamo, ridimensionamento
dell’egemonia economica tedesca (egemonia pro domo crucca e certamente non per
il bene comune dei Paesi europei) e dalla strana ma prevedibile (intendo la
reazione) elezione greca e dai mal di pancia leghisti che si riscoprono,
fingendosi meravigliati, ladroni come tutti (ne attendo la debacle, anche se
non c’è limite alla stupidità umana) e dallo squallore delle rivelazioni sui
rapporti delle olgettine con il loro marcescibile manutengolo e dallo
stucchevole quanto falso e ripugnante candore del celeste Formicchioni.
Ma una bella notizia l’ho finalmente trovata: nel comune di Nichelino, praticamente
periferia di Torino, forse cinquantamila anime, il sindaco, Giuseppe Catizone, e la sua giunta
conferiscono la cittadinanza onoraria a 450 figli d’immigrati. Così giustifica
il sindaco: «Conferendo le 450 cittadinanze onorarie abbiamo voluto inviare un
segnale al Parlamento affinché riveda la legge sulla cittadinanza sulla scia
delle parole del capo dello Stato, che chiede di considerare italiano chi nasce
in Italia» e prosegue annunciando che scriverà ai parlamentari
piemontesi per chiederne la collaborazione. Non è da meno l’assessore con
delega alle Pari Opportunità; Carmen
Bonino, la quale pur riconoscendo che tale iniziativa, per la legislazione
italiana, non ha alcun valore pratico ci dice tuttavia che «ha un
enorme significato di fronte alle disuguaglianze, alle leggi vetuste e ai
codici superati».
Ai 450 bambini il Comune ha donato, quindi, copia della
Costituzione italiana, l’attestato di cittadinanza onoraria, una spilletta con
le bandiere italiana e quella del Paese di provenienza.
Si è fatto sentire anche il presidente della Repubblica che in una lettera indirizzata al
sindaco scrive: «L’iniziativa ha, tuttavia, il merito di riconoscere le seconde
generazioni come parte integrante della nostra società. È evidente, come ho più
volte rilevato, il disagio di tutti quei giovani che, nati o cresciuti nel
nostro Paese, rimangono troppo a lungo legalmente ‘stranieri’, nonostante
siano, e si sentano, italiani nella loro vita quotidiana … E’ auspicabile che
queste iniziative costituiscano uno stimolo a una seria e approfondita
riflessione anche in sede parlamentare, per una possibile riforma delle modalità
e dei tempi del riconoscimento della cittadinanza italiana ai minori stranieri».
Sapranno i nostri politici trarre qualche positivo
insegnamento dall’azione di uno sconosciuto sindaco di periferia? Sono
pessimista su questi nostri poco rispettabili rappresentanti; sono invece
ottimista sulla possibilità che la gente comune (tutti noi) assieme ai propri
rappresentanti locali, unisca alla lotta per il lavoro e la dignità anche la
lotta per l’uguaglianza, la giustizia e la fraternità.
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