lunedì 7 maggio 2012

QUALCOSA SI MUOVE DAL COMUNE DI NICHELINO


Finalmente una bella notizia che dovrebbe prendere, almeno nel cuore di ciascuno, quel primo posto che stampa e televisione le negano.
Certo, la scena è occupata dalle elezioni italiane ancora in corso e dal cambio di guardia all’Eliseo con conseguente, speriamo, ridimensionamento dell’egemonia economica tedesca (egemonia pro domo crucca e certamente non per il bene comune dei Paesi europei) e dalla strana ma prevedibile (intendo la reazione) elezione greca e dai mal di pancia leghisti che si riscoprono, fingendosi meravigliati, ladroni come tutti (ne attendo la debacle, anche se non c’è limite alla stupidità umana) e dallo squallore delle rivelazioni sui rapporti delle olgettine con il loro marcescibile manutengolo e dallo stucchevole quanto falso e ripugnante candore del celeste Formicchioni.
Ma una bella notizia l’ho finalmente trovata: nel comune di Nichelino, praticamente periferia di Torino, forse cinquantamila anime, il sindaco, Giuseppe Catizone, e la sua giunta conferiscono la cittadinanza onoraria a 450 figli d’immigrati. Così giustifica il sindaco: «Conferendo le 450 cittadinanze onorarie abbiamo voluto inviare un segnale al Parlamento affinché riveda la legge sulla cittadinanza sulla scia delle parole del capo dello Stato, che chiede di considerare italiano chi nasce in Italia» e prosegue annunciando che scriverà ai parlamentari piemontesi per chiederne la collaborazione. Non è da meno l’assessore con delega alle Pari Opportunità; Carmen Bonino, la quale pur riconoscendo che tale iniziativa, per la legislazione italiana, non ha alcun valore pratico ci dice tuttavia che «ha un enorme significato di fronte alle disuguaglianze, alle leggi vetuste e ai codici superati».
Ai 450 bambini il Comune ha donato, quindi, copia della Costituzione italiana, l’attestato di cittadinanza onoraria, una spilletta con le bandiere italiana e quella del Paese di provenienza.
Si è fatto sentire anche il presidente della Repubblica che in una lettera indirizzata al sindaco scrive: «L’iniziativa ha, tuttavia, il merito di riconoscere le seconde generazioni come parte integrante della nostra società. È evidente, come ho più volte rilevato, il disagio di tutti quei giovani che, nati o cresciuti nel nostro Paese, rimangono troppo a lungo legalmente ‘stranieri’, nonostante siano, e si sentano, italiani nella loro vita quotidiana … E’ auspicabile che queste iniziative costituiscano uno stimolo a una seria e approfondita riflessione anche in sede parlamentare, per una possibile riforma delle modalità e dei tempi del riconoscimento della cittadinanza italiana ai minori stranieri».

Sapranno i nostri politici trarre qualche positivo insegnamento dall’azione di uno sconosciuto sindaco di periferia? Sono pessimista su questi nostri poco rispettabili rappresentanti; sono invece ottimista sulla possibilità che la gente comune (tutti noi) assieme ai propri rappresentanti locali, unisca alla lotta per il lavoro e la dignità anche la lotta per l’uguaglianza, la giustizia e la fraternità.






Stampa il post completo

Nessun commento:

Posta un commento