Mi corre un brivido per la schiena, il procuratore nazionale
antimafia (non un quaquaraquà qualunque) Piero
Grasso attribuisce a Silvio Berlusconi
e al suo governo il premio speciale per la lotta alla mafia per l’aumento dei
beni sequestrati ai mafiosi.
Io capisco che stiamo vivendo tempi difficili, tempi in cui
il raziocinio è usato da zerbino e l’umanità da carta igienica e che la
democrazia in Italia è affidata (e calpestata) a tecnici imposti da un pensionato
che si crede domineddio, ma fino a questo punto non pensavo saremmo mai arrivati.
Forse che in nostro magistrato si è dimenticato del rapporto
che continua ad esistere tra Berlusconi e Marcello
Dell’Utri, che la Cassazione definisce, lei non io, mediatore tra mafia ed
ex presidente del Consiglio? o dell’intimità tra, sempre lui, il nano
impomatato e Vittorio Mangano lo
stalliere di Arcore, noto mafioso? Tanto per citare i due casi più noti.
Che cosa è scattato nella mente di un servitore dello stato
così serio, coraggioso e fino a oggi per me un esempio inossidabile?
Chi e cosa costringe un alto magistrato a elogiare una
iattura di ex-presidente e a demonizzare un suo collega magistrato, Antonio Ingroia, da sempre impegnato contro la mafia ma reo, a suo dire, di
agire da politico.
La risposta di Ingroia non si fa attendere: “Io
non credo di aver mai fatto politica, ho solo espresso valutazioni sulla
Costituzione e Riforma della giustizia, senza attribuire premi speciali a
destra e a sinistra, come ha fatto Grasso parlando del premio a Berlusconi.
Forse è più politica quella dichiarazione che le mie”.
Con riferimento poi al merito di Berlusconi e del suo
governo per l’aumento dei beni sequestrati alla mafia, Ingroia precisa: “Non
diamo merito a chi non ce l’ha: da quando i governi sequestrano i patrimoni
mafiosi e non è, invece, la polizia giudiziaria e la magistratura a farlo? Non
è mai merito del Governo in carica, perché il Governo non ha nessun potere
sulla magistratura, che opera in modo autonomo e indipendente”.
Bravo Ingroia! Questo sì è parlare chiaro.
Questi grandi, siano essi presidenti o magistrati con
pedigree, sono dei veri illusionisti, capaci di trasformare l’immoralità in
moralità, la mafia in democrazia, l’ingiustizia in giustizia, il razzismo in
vera integrazione, il qualunquismo in impegno, l’odio in amore, le olgettine in
suore di clausura, i ladri in Robin Hood, gli “sclerati” in presidenti e l’Equitalia
in istituto di beneficenza.
Se abbiamo deciso di consegnare a costoro la nostra parola e
la nostra azione, pace.
Ma se ci rimane un briciolo di dignità usiamo la parola e l’azione
per riaffermare e praticare la moralità, la democrazia, la giustizia, l’integrazione,
l’impegno, l’amore cercando, senza disperare, il significato della nostra vita:
è l’unico modo per sconfiggere illusionisti e saltimbanchi.
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