Lo Stato, la Pubblica Amministrazione, ha un debito di 100
miliardi di euro verso le imprese e non si vedono, con buona pace di tutti,
segni di imminenti e dovuti pagamenti.
Se, viceversa, le imprese fossero debitrici di 100 miliardi
di euro verso lo Stato, le stesse sarebbero considerate evasori e quindi
condannate.
Potrei finire qui il discorso perché mi pare di una
chiarezza assoluta: il vero evasore è lo
Stato che si serve del suo braccio armato, Equitalia, per costringere le
imprese e i cittadini a fare ciò che lui stesso ha deciso, scientemente, di non
fare.
Con il criminale strumento Equitalia, la pubblica
Amministrazione non distingue volutamente tra evasori e chi non lo è ma che lo diventa
obbligatoriamente per legge, sia a causa della crisi generale sia per
l’inadempienza dello stesso Stato.
Mi spiego. Oltre ai problemi generati dalla crisi
internazionale e italiana (della quale è da imputare la maggior responsabilità
al precedente governo delle escort e all’attuale governo delle banche) si
unisce l’inadempienza dello Stato verso le imprese. Queste ultime, venendo meno
i fondi a loro spettanti, devono anticipare, con denari sonanti e indebitandosi
con le banche (quelle che ora ci governano attraverso i cosiddetti tecnici), i
contributi e le tasse dovute allo Stato stesso ed entrano così in un tragico
giro vizioso che li costringe a indebitarsi sempre più per pagare uno Stato
inadempiente e per non dover passare come evasori sotto lo schiacciasassi di
Equitalia, usuraio di stato, gioiello dell’Agenzia delle Entrate in “comunione”
con l’INPS. Quando non riescono più a indebitarsi, agli imprenditori e ai
lavoratori sembra non restare altro che il suicidio.
Equitalia, cioè lo Stato, ha deciso di non rendersi conto
che esiste in Italia un problema di grave mancanza di liquidità e che la crisi
investe tutti: se è giusto che si paghino le tasse e se deve esserci uno
strumento per impedire a furbetti e specialmente a furboni di evadere è
altrettanto giusto che in tempo di calamità, com’è questo, e se l’azione di
recupero distrugge il lavoro e l’impresa, quest’azione venga sospesa e la si
rimandi ad altra ragionevole data. Non credo sia intelligente recuperare denaro
da un’impresa (o da un singolo lavoratore, il concetto è uguale) se quest’azione
si traduce nella chiusura della stessa impresa: questo è ciò che sta succedendo
in Italia e questo è ciò che ha provocato tanti suicidi di imprenditori e di
lavoratori senza più lavoro.
Lo Stato dovrebbe
essere condannato per induzione al suicidio, realmente.
Però, stiamo assistendo a un fatto nuovo nel piatto e
sconcio scenario della politica: alcuni
Comuni iniziano a disdire rapporti e contratti di recupero crediti con
Equitalia. Mi pare un primo e minimo atto di giustizia da sostenere perché
altri ne traggano esempio e lo promuovano a casa loro.
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