In un Paese già sfasciato di suo, in un Paese già stremato e
collassato dal ventennio berlusconiano e dalla rapina della democrazia da parte
dei tecnici, l’assassinio di Melissa
proprio non ci voleva.
Pietà per questa ragazzina semplice, disarmata, bella dell’età
più bella, certamente con un cuore che non ha avuto il tempo di sclerarsi.
Rabbia e orrore verso chi si è preso il diritto di decidere
della vita altrui, di una vita, appunto, innocente.
Non basta, però, piangere una morte o inorridire per l’assassino
o gli assassini che ci riportano con il pensiero ad accomunare, per la tecnica
omicida, Brindisi a Beirut o a Damasco.
Non basta ricordarci, sempre e solo in queste occasioni come
un blasfemo e inconcludente rituale autoliberatorio, che in quest’Italia così
civile abbiamo avuto altre stragi “assurde” (ma esistono stragi razionali?), Portella della Ginestra, piazza Fontana a Milano, piazza della Loggia a Brescia o la stazione di Bologna, tanto per fare qualche
esempio, delle quali un’accozzaglia di soggetti dovrebbe assumersi la paternità:
mafie, servizi deviati al soldo di politici anch’essi deviati, neofascisti in
doppiopetto e non, eversivi variamente colorati e incoraggiati, e certamente
finanziati, da soggetti extraconfini. Tutto questo, ovviamente, ancora senza veri
mandanti ufficiali e condannati.
Non basta nemmeno accorgersi che nel ventennio berlusconiano
stragi di questo tipo non hanno avuto patria in Italia come se l’accozzaglia di
cui sopra avesse concordato una tregua o come se, e questo è particolarmente drammatico,
questa marmaglia fosse essa stessa al potere e non avesse quindi necessità di
stragi.
Non basta nemmeno pensare che ora, con Berlusconi sulla via
del tramonto, guarda caso, riprendono le stragi che non hanno più come
protagonisti da un lato i buoni e dall’altro i cattivi (ammesso che così si
possa dire) ma oggi vede impegnati, uno contro l’altro, i cattivi di un tipo e i
cattivi di un altro tipo, coloro che hanno commesso nefandezze incredibili nascondendosi
dentro la cortina fumogena (per allocchi) del bunga-bunga e coloro che in
doppio petto e in nome del dio denaro (il loro, beninteso) affamano e suicidano
gente e imprese, e tra i due “cattivi” chi muore è sempre il “buono”, il poverocristo.
Tutto questo non basta, tant’è che nessuno ha mai pagato per
il sangue innocente versato: una risposta democratica ma dura e inflessibile è
necessaria perché Melissa e tutte le Melisse di questi anni possano avere
giustizia e pace. Andiamo sì nelle piazze paurosamente numerosi e facciamo
tremare questo inetto Palazzo ma contemporaneamente creiamo tra noi luoghi e realtà dove è sperimentabile la giustizia, l’equità,
l’amicizia, la solidarietà, la democrazia, la pace, l’onestà. Ognuno
valorizzando la propria storia e la propria identità nell’assoluto rispetto
della diversità.
Melissa, l’innocente per realtà e per definizione, ora figlia
di ciascuno di noi, non sia morta inutilmente.
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