lunedì 21 maggio 2012

MELISSA L’INNOCENTE


In un Paese già sfasciato di suo, in un Paese già stremato e collassato dal ventennio berlusconiano e dalla rapina della democrazia da parte dei tecnici, l’assassinio di Melissa proprio non ci voleva.
Pietà per questa ragazzina semplice, disarmata, bella dell’età più bella, certamente con un cuore che non ha avuto il tempo di sclerarsi.
Rabbia e orrore verso chi si è preso il diritto di decidere della vita altrui, di una vita, appunto, innocente.
Non basta, però, piangere una morte o inorridire per l’assassino o gli assassini che ci riportano con il pensiero ad accomunare, per la tecnica omicida, Brindisi a Beirut o a Damasco.
Non basta ricordarci, sempre e solo in queste occasioni come un blasfemo e inconcludente rituale autoliberatorio, che in quest’Italia così civile abbiamo avuto altre stragi “assurde” (ma esistono stragi razionali?), Portella della Ginestra, piazza Fontana a Milano, piazza della Loggia a Brescia o la stazione di Bologna, tanto per fare qualche esempio, delle quali un’accozzaglia di soggetti dovrebbe assumersi la paternità: mafie, servizi deviati al soldo di politici anch’essi deviati, neofascisti in doppiopetto e non, eversivi variamente colorati e incoraggiati, e certamente finanziati, da soggetti extraconfini. Tutto questo, ovviamente, ancora senza veri mandanti ufficiali e condannati.
Non basta nemmeno accorgersi che nel ventennio berlusconiano stragi di questo tipo non hanno avuto patria in Italia come se l’accozzaglia di cui sopra avesse concordato una tregua o come se, e questo è particolarmente drammatico, questa marmaglia fosse essa stessa al potere e non avesse quindi necessità di stragi.
Non basta nemmeno pensare che ora, con Berlusconi sulla via del tramonto, guarda caso, riprendono le stragi che non hanno più come protagonisti da un lato i buoni e dall’altro i cattivi (ammesso che così si possa dire) ma oggi vede impegnati, uno contro l’altro, i cattivi di un tipo e i cattivi di un altro tipo, coloro che hanno commesso nefandezze incredibili nascondendosi dentro la cortina fumogena (per allocchi) del bunga-bunga e coloro che in doppio petto e in nome del dio denaro (il loro, beninteso) affamano e suicidano gente e imprese, e tra i due “cattivi” chi muore è sempre il “buono”, il poverocristo.
Tutto questo non basta, tant’è che nessuno ha mai pagato per il sangue innocente versato: una risposta democratica ma dura e inflessibile è necessaria perché Melissa e tutte le Melisse di questi anni possano avere giustizia e pace. Andiamo sì nelle piazze paurosamente numerosi e facciamo tremare questo inetto Palazzo ma contemporaneamente creiamo tra noi luoghi e realtà dove è sperimentabile la giustizia, l’equità, l’amicizia, la solidarietà, la democrazia, la pace, l’onestà. Ognuno valorizzando la propria storia e la propria identità nell’assoluto rispetto della diversità.
Melissa, l’innocente per realtà e per definizione, ora figlia di ciascuno di noi, non sia morta inutilmente.





Stampa il post completo

Nessun commento:

Posta un commento