Che noi italiani fossimo degli strani, non è cosa nuova e
nemmeno tanto scandalosa. Non è nemmeno nuova e scandalosa, ma sicuramente più
dolorosa, l’idea connaturata in noi italiani che è bello autoinfliggersi le
martellate sugli zebedei. Siamo fatti così, se non soffriamo non ci
apprezziamo.
Questa perla di saggezza mi viene dopo aver letto, di prima
mattina, un paio di articoli su un paio di giornali nazionali. Non essendo
dedito alla bestemmia come intercalare, mi è venuto naturale snocciolare un
rosario di parolacce da far allibire il più incallito camallo genovese.
Montezemolo vuole
scavalcare Berlusconi rubandogli i moderati; Monti promette gli eurobond prossimi venturi in attesa che si
raffreddino le spoglie mortali dell’Angelina
Merkel; il nostro Angelino Alfano
(ognuno ha l’Angelino/a che si merita) tra le lacrime e le bastonate promette
impossibili fuochi d’artificio; Lusi
snocciola i nomi di coloro che hanno preso la “paghetta” attingendo da soldi
pubblici (ne vedremo delle belle); Maroni,
il vergine (nelle narici, forse), ci vuole far credere che la Lega non si
presenterà in parlamento alle prossime elezioni politiche; Grillo urla e impreca per cavalcare lo scoramento generale “…sentendosi come Gesù nel tempio…”;
tutti quelli che contano sono presenti al funerale di un sindacalista morto nel
1948; la Camera respinge, chissà perché, la proposta dell’Italia dei Valori che
intendeva negare i fondi ai partiti che candidano degli impresentabili; la Fornero, dio la stramaledica, vede solo
licenziamenti; e potrei continuare fino a domani mattina senza prendere fiato.
Ci appassioniamo, così, nel sentire che una formazione politica
potrebbe non andare alla competizione elettorale e mettere sul piatto le
proprie idee e le proprie soluzioni per un Paese migliore, come se il
Parlamento ci fosse, per natura, nemico.
Ci sentiamo d’accordo con il tragicomico, e resta tale,
Grillo quando sfida il mondo politico rinunciando ai rimborsi elettorali (ora
che non ne ha diritto) come se i rimborsi (non questi e in questa quantità,
ovviamente) non fossero invece l’antidoto al dominio delle lobby e di
finanziatori interessati.
Insomma, ci esaltiamo per ogni cosa estrema.
Tutti noi siamo schifati da un Parlamento che vediamo pieno
di ladri, mafiosi, fannulloni, voltagabbana, inetti e vogliamo tutti, come
soluzione, chiuderlo autoinfliggendoci, appunto, le martellate sugli zebedei.
A me parrebbe invece che esiste una soluzione semplice
semplice che è in armonia con la costituzione, con la democrazia, con la
trasparenza nella vita pubblica, con il raziocinio, con il welfare, con il
diritto al lavoro: eleggiamo persone e cittadini che possano rappresentarci,
che non siano inquisiti e impresentabili, non dediti al meretricio morale ed economico, normali insomma, e che siano veramente al servizio del
Paese.
Come?
Imponiamolo ai nostri partiti di appartenenza, occupandone
pacificamente, ma senza esitazioni, le sedi e le segreterie, pretendendo non
solo l’ascolto (che questo non si nega a nessuno) ma anche la soluzione alle
nostre rimostranze; snobbiamo i vecchi baroni della politica, lasciamoli parlare
a sale vuote e diamo credito al nuovo che non potrà sicuramente fare peggio del
vecchio; usiamo la stampa e il web per raccontarci; andiamo nelle piazze a proporre
fatti positivi quindi politica vera. Ma se tutto questo è impossibile, formiamo
nuovi partiti, nuove aggregazioni politiche e sociali.
Semplice, se non fossimo pigri e lagnosi.
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