mercoledì 18 aprile 2012

SUICIDIO DI STATO, SUICIDIO DELLO STATO


Un dato singolare e tragico emerge, tra gli altri, dall’affronto di una crisi economica senza precedenti: un numero ormai impressionante di disoccupati, di artigiani, di commercianti, di professionisti, di imprenditori si tolgono la vita; un gesto estremo, di quelli che non è possibile rimediare, senza speranza.
E tutti costoro, che da sempre non riescono a stare assieme, per ideologia o per cultura o per interesse, ci danno un’unica e unanime motivazione al loro disperato gesto: non riescono più a subire e sopportare questa crisi.
C’è chi non riesce più a garantire un pezzo di pane ai figli.
C’è chi è costretto a licenziare i suoi quattro dipendenti diventati nel frattempo collaboratori e amici.
C’è chi non riesce più a pagare le fatture dei fornitori i quali, anch’essi, sono disperati perché se nessuno li paga possono chiudere bottega.
C’è chi non riesce più a produrre perché la concorrenza li sbrana.
C’è chi si è illuso di fare facili guadagni giocandosi i soldi in borsa.
C’è chi è sistematicamente strozzato dalle banche e da Equitalia e queste iene non danno nessuna speranza, sono peggiori del suicidio e della morte.
Ciò che unisce tutti costoro nel gesto estremo è l’incapacità concreta, non da loro voluta o cercata, di affrontare la crisi.

È stato messo a riposo, grazie a dio, il precedente presidente del consiglio (ora apparentemente zitto-zitto perché impegnato a costruirsi un’impossibile e blasfema verginità salvo poi mandare i suoi sgherri all’attacco quando si parla di giustizia e di televisioni) corresponsabile della situazione di disfacimento del nostro Paese e, con manovra ardita, il nostro arzillo Napolitano ci ha rifilato, senza elezioni e quindi d’autorità, un governo di persone dabbene, chiamati “tecnici”, tutta gente che sa come va il mondo e cosa vuol dire usare le mani per lavorare e che notoriamente stringe la cinghia a fine mese per sopravvivere: professori, banchieri, grands commis d’état, lobbysti; gli stessi cioè che hanno causato la crisi.
Risultato? Non più “bunga bunga” sul lettone di Putin ma svenamento di tutti, eccetto loro e i loro sodali.
Prima l’economia e i conti in ordine e poi … fra tre o quattro anni, loro dicono, forse le cose cambieranno e si starà un po’ meglio e la gente potrà smettere di suicidarsi mentre nel frattempo loro, i nuovi padroni del mondo, avranno condotto tutti a un nuovo ordine sociale: è il predominio dell’interesse e degli affari sull’uomo e sulla convivenza umana.

Non vi pare, questa del governo, un’operazione cinica e spietata? Non vi pare che di fronte a tanti suicidi la reazione apparentemente amorfa dello Stato indichi una corresponsabilità se non, addirittura, una pianificazione? E non vi pare che alla lunga la disperazione collettiva possa sfociare in altra tragedia tale da suicidare lo Stato?
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