giovedì 19 aprile 2012

DOPPIAMENTE STRANIERO

Se un giovane è nato in Italia, per esempio a Moncalieri vicino a Torino, ventiquattro anni fa e frequenta, sempre in Italia, le scuole elementari e lavoricchia, in Italia, da quando era bambino: secondo voi non è italiano?
La risposta, per logica e per sentimento, dovrebbe essere e per me è: sì, è italiano.
Se alle notizie precedenti aggiungiamo che è di etnia Rom (non so se il termine “etnia” è appropriato perché tutti i termini che tendono a classificare o dividere gli uomini mi fanno orrore) e che una piccola macchia sulla fedina penale c’è per un tentato furto e che al compimento dei 18 anni non ha chiesto la cittadinanza italiana, la risposta rimane la stessa?
La risposta dovrebbe ancora essere e per me ancora è: sì, è italiano.
Infatti, l’etnia non può pregiudicare la nazionalità e nemmeno un tentato furto per il quale ha già pagato con cinque mesi di carcere; inoltre non aver richiesto a tempo debito la cittadinanza italiana non è indice di compiacimento per la propria clandestinità ma forse sottende l’incapacità di rispondere adeguatamente a una burocrazia mortificante anche per noi italiani forniti di pedigree.

Sto parlando di Dejan Lazic, nato a Moncalieri ventiquattro anni or sono, da genitori Rom, mai uscito dall’Italia, che dopo i cinque mesi di carcere che gli sono stati comminati è stato assegnato dal giudice di pace di Milano, contro la legge vigente, al CIE di via Corelli (Centro di Identificazione ed Espulsione: una specie di lager, legalizzato dai precedenti governi a ispirazione xenofobo-leghista) e da lì imbarcato su un aereo per Belgrado in Serbia.
A Belgrado non ci sarà nessuno ad aspettarlo: non conosce la città poiché non vi è mai stato, non ha parenti o amici perché sono tutti in Italia, non ha un lavoro per mantenersi, forse non parla nemmeno il serbo. Insomma è doppiamente straniero: prima in Italia e poi in Serbia.
E vi pare che questo zelante giudice di pace, rappresentante dello Stato italiano, abbia praticato la pace? A me pare che questo ragazzo sia stato gravemente offeso nella sua dignità di uomo e che noi pure siamo offesi da una mentalità razzista che ormai è penetrata nelle nostre coscienze, una mela avvelenata, intaccando il naturale “umano” che c’è o dovrebbe essere in tutti noi.

Tutti i nati in Italia dovrebbero essere cittadini italiani: è solo un minimo, tanto per cominciare.
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1 commento:

  1. Grazie, perche' scovi sempre notizie "interessanti". Dovremmo mobilitarci tutti per quest'uomo. E i cristiani che fanno? Vanno a messa?

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