Ci sono voluti undici anni e, finalmente, è stata detta una
parola chiara, anzi tre.
La prima. La Cassazione,
con la sua sentenza, condanna definitivamente i vertici di polizia coinvolti
nei pestaggi all’interno della scuola Diaz durante il G8 di Genova del 21
luglio 2001. Sono 25 poliziotti condannati a un totale di 85 anni di pena (per
tutti c'è il condono di tre anni e nessuno rischia il carcere) e l’interdizione
dai pubblici uffici per 5 anni.
La seconda. Annamaria
Cancellieri, il ministro degli Interni, ascoltata la sentenza, ammette: “Il G8 di Genova è una pagina dolorosa per la polizia e questo mi ferisce.
Ho visto come tutti le immagini di quello che è successo all'interno della Diaz
e non condivido nulla di quell'operazione. Di fronte a errori gravi è giusto
che i responsabili ne subiscano le conseguenze”.
La terza. Antonio
Manganelli, il grande capo della Polizia di Stato, quello che ha percepito
nel 2011 uno stipendio annuo di soli 621.253,75 euro, dichiara che “sulla
Diaz è arrivato il momento delle scuse”. E’ la prima volta che un
poliziotto pronuncia pubbliche scuse e si assume, in nome della Polizia che
dirige, la responsabilità politica e morale di quei terribili fatti che hanno
visto il Paese emulare il Cile di Pinochet.
Ma, come ogni medaglia che si rispetti, c’è, oltre al fronte,
anche un retro: dobbiamo dichiarare anche due silenzi imbarazzanti oltre che
rumorosissimi.
Il primo. Gianni De
Gennaro, soprannominato capo della “macelleria messicana” perché all’epoca
dei fatti dirigeva la Polizia e in particolare i poliziotti pestatori a Genova
e quindi a lui vanno attribuite le maggiori responsabilità e forse per questo recentemente
promosso dall’attuale presidente del Consiglio Mario Monti sottosegretario della Presidenza del Consiglio dei
Ministri con delega ai servizi, non ha ancora detto una parola e chissà se avrà
il coraggio e l’umanità di scusarsi.
Il secondo. Gianfranco
Fini, allora vice presidente del Consiglio del Governo Berlusconi e oggi presidente
della Camera e terza carica dello Stato, presente (non si sa in quale veste ma
lo si può immaginare data la militanza politica) nella sala operativa della
Questura genovese proprio durante l’immonda repressione: anche da lui un
silenzio assordante.
Anche allora, il 21 luglio 2001, c’era un silenzio spettrale
e non solo da parte di poliziotti e fascisti (entrambi direttamente coinvolti):
andatevi a rileggere i giornali dell’epoca e scoprirete il gran numero di
nostri parlamentari, anche sedicenti di sinistra, dichiararsi tiepidamente o
non dichiararsi affatto. Meditate gente, meditate.
Voglio condividere con voi quanto ha dichiarato
responsabilmente Giuliano Pisapia, sindaco
di Milano: “Con 11 anni di ingiustificabile ritardo, alla verità
storica sul massacro nella scuola Diaz si è affiancata la verità giudiziaria.
Anche se non tutti i responsabili di questa pagina buia della nostra democrazia
ne risponderanno, un principio di giustizia è ristabilito. Adesso arrivino
anche le scuse ufficiali dello Stato alle vittime e ad un movimento che si è
voluto soffocare con una violenza indegna”
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