lunedì 11 giugno 2012

ASSASSINIO BUONO O CATTIVO


Nell’esprimere il mio apprezzamento per le altissime qualità umane e professionali degli uomini e delle donne della Marina Militare e il plauso per l’impegno costante e incondizionato che essi profondono nell’assolvimento del proprio compito, rivolgo un particolare pensiero e incoraggiamento ai marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, ancora ingiustamente costretti lontano dall’Italia e dai propri affetti famigliari”.
Questo è parte del messaggio che il nostro Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha inviato al Capo di Stato Maggiore della Marina in occasione della festa dell'Arma.
Non vorrei, per quanto scriverò, offendere la sensibilità di chicchessia né tanto meno mancare di rispetto agli uomini e alle donne della Marina Militare, alla cui Arma sono particolarmente affezionato e ciò va certamente a merito di un mio zio che, sommergibilista durante la seconda guerra mondiale, me ne ha narrato ed esaltato la professionalità e l’umanità.
Mi permetto solamente alcune provocazioni sull’affermazione di Napolitano in merito al caso dei due fucilieri della marina trattenuti dalla magistratura indiana: “ancora ingiustamente costretti lontano dall’Italia e dai propri affetti famigliari”. Cosa vuol dire “ingiustamente” prima della sentenza del tribunale indiano? Certo, questi due marinai, per le notizie che abbiamo e per i riscontri dell’analisi sulle armi di cui tutta la stampa ha parlato, hanno sparato, non per sfizio ovviamente, ma per obbedienza alla loro missione. Hanno sparato per conto dello Stato e forse hanno ammazzato sempre per conto dello Stato. Quindi se hanno ammazzato sono assassini ma, in questo caso, il mandante è lo Stato italiano.
La cosa s’ingarbuglia.
Se i due marò hanno sparato e ucciso due pescatori e il nostro Presidente non li ritiene (e non si ritiene) colpevoli allora vuol dire che esistono due diversi significati del termine “assassinio”: uno buono e uno cattivo. Nel “buono” rientrerebbero evidentemente le eliminazioni di Stato. Tutto il resto farebbe parte della categoria “cattivo”.
Allora è facile capire in quale categoria far rientrare l’assassinio (a spese dello Stato), per la difesa non dei patrii confini ma del carico di una petroliera (non dello Stato ovviamente ma di un privato), di due pescatori che immagino padri di famiglia, due persone umane, insomma, con gli stessi problemi che ha ciascuno di noi.
A guardare ciò che succede, il nostro Presidente, contrariamente a ciò che io penso, annovera queste uccisioni nella categoria “buono” e per questo può affermare che i due marò sono “ancora ingiustamente costretti lontano dall’Italia e dai propri affetti famigliari”.
Se è così, diventa facile capire perché si è passati sopra la morte (l’assassinio) di Stefano Cucchi o si è promosso il capo della Polizia di Stato che ha gestito la carneficina durante il G8 a Genova nel luglio 2001 o s’inducono al suicidio dipendenti e datori di lavoro uccisi da uno Stato governato dalle banche. Tutti omicidi, questi, che evidentemente per il Capo dello Stato sono “buoni” ma per me, mi scusi signor Presidente, sono “cattivi” anzi infami.
Io non posso credere che esista un assassinio che non sia di per sé male, male assoluto, male senza rimedio come togliere la vita è senza rimedio.
Il Presidente forse fa bene il suo mestiere nel cercare di riportare i due marò in patria (anche perché se hanno ammazzato lo hanno fatto per conto dello Stato italiano) ma fa male ad additarli come eroi mentre sarebbe più retto che invocasse solo una giustizia giusta per loro e per lo Stato: se hanno ammazzato che siano condannati e se il mandante è lo Stato che sia condannato anche lui.









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