“Nell’esprimere il mio apprezzamento per le altissime qualità umane e
professionali degli uomini e delle donne della Marina Militare e il plauso per
l’impegno costante e incondizionato che essi profondono nell’assolvimento del
proprio compito, rivolgo un particolare pensiero e incoraggiamento ai marò Massimiliano
Latorre e Salvatore Girone, ancora ingiustamente costretti lontano dall’Italia
e dai propri affetti famigliari”.
Questo è parte del messaggio che il nostro Presidente della
Repubblica, Giorgio Napolitano, ha
inviato al Capo di Stato Maggiore della Marina in occasione della festa dell'Arma.
Non vorrei, per quanto scriverò, offendere la sensibilità di
chicchessia né tanto meno mancare di rispetto agli uomini e alle donne della
Marina Militare, alla cui Arma sono particolarmente affezionato e ciò va
certamente a merito di un mio zio che, sommergibilista durante la seconda
guerra mondiale, me ne ha narrato ed esaltato la professionalità e l’umanità.
Mi permetto solamente alcune provocazioni sull’affermazione
di Napolitano in merito al caso dei due fucilieri della marina trattenuti dalla
magistratura indiana: “ancora ingiustamente costretti lontano dall’Italia
e dai propri affetti famigliari”. Cosa vuol dire “ingiustamente” prima
della sentenza del tribunale indiano? Certo, questi due marinai, per le notizie
che abbiamo e per i riscontri dell’analisi sulle armi di cui tutta la stampa ha
parlato, hanno sparato, non per sfizio ovviamente, ma per obbedienza alla loro
missione. Hanno sparato per conto dello Stato e forse hanno ammazzato sempre per
conto dello Stato. Quindi se hanno ammazzato sono assassini ma, in questo caso,
il mandante è lo Stato italiano.
La cosa s’ingarbuglia.
Se i due marò hanno sparato e ucciso due pescatori e il
nostro Presidente non li ritiene (e non si ritiene) colpevoli allora vuol dire
che esistono due diversi significati del termine “assassinio”: uno buono e uno
cattivo. Nel “buono” rientrerebbero evidentemente le eliminazioni di Stato.
Tutto il resto farebbe parte della categoria “cattivo”.
Allora è facile capire in quale categoria far rientrare l’assassinio
(a spese dello Stato), per la difesa non dei patrii confini ma del carico di una
petroliera (non dello Stato ovviamente ma di un privato), di due pescatori che immagino
padri di famiglia, due persone umane, insomma, con gli stessi problemi che ha
ciascuno di noi.
A guardare ciò che succede, il nostro Presidente,
contrariamente a ciò che io penso, annovera queste uccisioni nella categoria “buono”
e per questo può affermare che i due marò sono “ancora ingiustamente costretti
lontano dall’Italia e dai propri affetti famigliari”.
Se è così, diventa facile capire perché si è passati sopra
la morte (l’assassinio) di Stefano Cucchi o si è promosso il capo della Polizia
di Stato che ha gestito la carneficina durante il G8 a Genova nel luglio 2001 o
s’inducono al suicidio dipendenti e datori di lavoro uccisi da uno Stato governato
dalle banche. Tutti omicidi, questi, che evidentemente per il Capo dello Stato
sono “buoni” ma per me, mi scusi signor Presidente, sono “cattivi” anzi infami.
Io non posso credere che esista un assassinio che non sia di
per sé male, male assoluto, male senza rimedio come togliere la vita è senza
rimedio.
Il Presidente forse fa bene il suo mestiere nel cercare di
riportare i due marò in patria (anche perché se hanno ammazzato lo hanno fatto
per conto dello Stato italiano) ma fa male ad additarli come eroi mentre
sarebbe più retto che invocasse solo una giustizia giusta per loro e per lo
Stato: se hanno ammazzato che siano condannati e se il mandante è lo Stato che
sia condannato anche lui.
Nessun commento:
Posta un commento