Da un paio d’anni leggo ciò che scrive una poetessa
spagnola, Silvia Delgado, sul suo
blog “Si vis pacem - opiniones de una
poeta en pie de guerra”. Debbo ammettere, e lo faccio volentieri, che molti
suoi scritti mi affascinano e, di questi, ve ne sono alcuni che dicono di
pensieri che anche io vorrei dire ma non ne sono capace o non riesco a raccontarli
così come vorrei.
Vi propongo un suo recente scritto, essenzialmente per due
motivi. Il primo perché ci dona una realistica e chiara fotografia della condizione
sociale, politica e morale in cui stiamo vivendo o, meglio, in cui siamo
costretti a vivere. Il secondo motivo ci richiama all’azione e alla responsabilità:
“¿A
qué esperamos?”.
Questa è la domanda che ogni giorno rivolgo a me stesso e ai
miei amici: che aspettiamo?
La traduzione è un po’ spartana ma qui potrete trovare il
testo originale, nella speranza di non aver violato regole editoriali e diritti
d’autore.
DUNQUE
Dunque, se stare
quieti non porta da nessuna parte, se quelli che si muovono lo fanno ognuno per
conto proprio, se poco a poco può morire l’infanzia e ai vecchi può essere
tolta la speranza, se perdono il lavoro quelli che guadagnano un misero salario
e quelli che non lavorano vivono mendicando, se quelli che studiano sono
bersaglio dei mercati e quelli che non studiano appartengono anche loro al
gruppo degli schiavi, se gli stanchi dovranno sgobbare fino a cadere
dall’impalcatura, se gli infermi si pisceranno addosso e non ci sarà nessuno
per ripulirli, se le strade sono occupate dai soldati, la libertà procede
mutilata, la giustizia si riempie la bocca di propaganda, l’autorità del popolo
è una cosa del passato, le domande hanno i giorni contati, gli olocausti si
succedono, la verità è prostrata, se facciamo affari con il totalitarismo e
viviamo banditi, senza pace.
Se la povertà è una
liturgia e aumenta la sua crosta su ogni ferita, se i morti muoiono afflitti,
senza pane e pesci, se sparano per uccidere nei giorni pari e nei dispari
fabbricano leggi e armi, se il dolore scende fino alle radici, l’amore
scompare, le sepolture si moltiplicano, i suicidi sono sospetti e sospette sono
le motivazioni, se vomitiamo paura e incertezza, se ci avveleniamo con il
moralismo, se la terra è una stalla, se l’angoscia ci regala solo lacrime, che
aspettiamo per inondare le patrie di speranza?
Che aspettiamo?
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