domenica 17 giugno 2012

INONDARE DI SPERANZA


Da un paio d’anni leggo ciò che scrive una poetessa spagnola, Silvia Delgado, sul suo blog “Si vis pacem - opiniones de una poeta en pie de guerra”. Debbo ammettere, e lo faccio volentieri, che molti suoi scritti mi affascinano e, di questi, ve ne sono alcuni che dicono di pensieri che anche io vorrei dire ma non ne sono capace o non riesco a raccontarli così come vorrei.
Vi propongo un suo recente scritto, essenzialmente per due motivi. Il primo perché ci dona una realistica e chiara fotografia della condizione sociale, politica e morale in cui stiamo vivendo o, meglio, in cui siamo costretti a vivere. Il secondo motivo ci richiama all’azione e alla responsabilità: “¿A qué esperamos?”.
Questa è la domanda che ogni giorno rivolgo a me stesso e ai miei amici: che aspettiamo?
La traduzione è un po’ spartana ma qui potrete trovare il testo originale, nella speranza di non aver violato regole editoriali e diritti d’autore.

DUNQUE
Dunque, se stare quieti non porta da nessuna parte, se quelli che si muovono lo fanno ognuno per conto proprio, se poco a poco può morire l’infanzia e ai vecchi può essere tolta la speranza, se perdono il lavoro quelli che guadagnano un misero salario e quelli che non lavorano vivono mendicando, se quelli che studiano sono bersaglio dei mercati e quelli che non studiano appartengono anche loro al gruppo degli schiavi, se gli stanchi dovranno sgobbare fino a cadere dall’impalcatura, se gli infermi si pisceranno addosso e non ci sarà nessuno per ripulirli, se le strade sono occupate dai soldati, la libertà procede mutilata, la giustizia si riempie la bocca di propaganda, l’autorità del popolo è una cosa del passato, le domande hanno i giorni contati, gli olocausti si succedono, la verità è prostrata, se facciamo affari con il totalitarismo e viviamo banditi, senza pace.
Se la povertà è una liturgia e aumenta la sua crosta su ogni ferita, se i morti muoiono afflitti, senza pane e pesci, se sparano per uccidere nei giorni pari e nei dispari fabbricano leggi e armi, se il dolore scende fino alle radici, l’amore scompare, le sepolture si moltiplicano, i suicidi sono sospetti e sospette sono le motivazioni, se vomitiamo paura e incertezza, se ci avveleniamo con il moralismo, se la terra è una stalla, se l’angoscia ci regala solo lacrime, che aspettiamo per inondare le patrie di speranza?
Che aspettiamo?





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